{"id":157,"date":"2022-04-13T00:00:00","date_gmt":"2022-04-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radio-auxilium-christianorum.mywire.org\/?p=157"},"modified":"2022-10-23T16:02:44","modified_gmt":"2022-10-23T14:02:44","slug":"beato-rolando-rivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radio-auxilium-christianorum.mywire.org\/?p=157","title":{"rendered":"Beato Rolando Rivi"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group is-nowrap is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-8f761849 wp-block-group-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"153\" height=\"178\" src=\"https:\/\/www.radio-auxilium-christianorum.mywire.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/beato-rolando-rivi.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-158\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seminarista, martire<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">13 aprile<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Suo pap\u00e0 si chiamava Roberto Rivi ed era nato a S. Valentino di Castellarano (Reggio Emilia), il 30 ottobre 1903, primo di numerosi fratelli. Crebbe, alla scuola di mamma Anna, una donna di fede ardente, a pregare ogni giorno la Madonna con il Rosario e a incontrare tutte le domeniche Ges\u00f9 nella S. Messa e Comunione. La sua guida era il parroco don Jemmi.<br>Dopo le elementari, Roberto rimase a casa a lavorare la campagna e a testimoniare la fede cristiana tra la sua gente. A 20 anni, prest\u00f2 servizio militare, passando anche alcuni mesi a Zara, nell\u2019Istria, assai lontano da casa, vivendo in ambienti difficili, sempre in fedelt\u00e0 a Ges\u00f9, a costo di qualsiasi sacrificio.<br>A met\u00e0 degli anni \u201920, era rientrato in famiglia a S. Valentino, proprio nel periodo in cui la Chiesa, guidata da Papa Pio XI, organizzava la giovent\u00f9 nell\u2019Azione Cattolica: anche Roberto fece parte di quei giovani appassionati. Ogni giorno, con la mamma Anna, partecipava alla Messa con la Comunione. Lo far\u00e0 sino all\u2019ultimo giorno della sua vita, preparandosi alla Comunione quotidiana con la Confessione settimanale e la preghiera personale.<br>Ventiquattrenne, Roberto aveva incontrato Albertina e la spos\u00f2, deciso a farsi una famiglia, che avesse come centro Ges\u00f9, Luce, Amore e Guida.<br>Quindi erano venuti i figli che furono la sua pi\u00f9 grande gioia.<br><br><strong>Il piccolo chiamato<\/strong><br>Il 7 gennaio 1931, gli nacque Rolando che si dimostr\u00f2 subito un figlio speciale. A 5 anni, il piccolo gi\u00e0 serviva la Messa al parroco don Olinto Marzocchini, e si vedeva che gli piaceva proprio stare in chiesa a pregare e a cantare le lodi del Signore.<br>Nella festa del Corpus Domini, 16 giugno 1938, Rolandino ricevette la I Comunione e fu davvero per lui festa umile e solenne: Ges\u00f9 diventava il suo intimo Amico. A scuola, guidato dalla maestra Clotilde Selmi, giovane donne dalla Comunione quotidiana, preparata e tutta dedita alla sua missione di educatrice cristiana, seppe dare buoni risultati: sostenuto da una vivace intelligenza, imparava con facilit\u00e0 e aiutava volentieri i compagni.<br>Era generosissimo con i poveri di passaggio ai quali donava con larghezza, dicendo: \u201cLa carit\u00e0 non rende povero nessuno. Ogni povero per me \u00e8 Ges\u00f9\u201d. Il 24 giugno 1940, dal Vescovo diocesano di Reggio Emilia, Mons. Edoardo Brettoni, Rolando ricevette la Cresima. Si sent\u00ec ancora pi\u00f9 obbligato con il Signore Ges\u00f9, \u201cun soldato di Cristo\u201d, come allora si diceva, e prese forti impegni con Lui: la Messa e Comunione quotidiana, la Confessione settimanale, il Rosario alla Madonna ogni giorno, da solo e in famiglia.<br>I suoi piccoli amici del borgo, Rolando cercava di portarli in chiesa, al catechismo, davanti al Tabernacolo, per crescere nella fede e nell\u2019amore al Signore. Pap\u00e0 Roberto si chiedeva: \u201cChi mai sar\u00e0 questo bambino?\u201d. Rolando fin\u00ec le elementari in modo brillante. La maestra ricorder\u00e0 sempre \u201ci suoi occhi vivi, espressivi al massimo, cui non sfuggiva nulla, la sua intuizione immediata, la logica serrata dei suoi ragionamenti, la sua ottima memoria\u201d.<br>A lui, per\u00f2, ci\u00f2 che pi\u00f9 importava, era il rapporto, intenso, sempre pi\u00f9 intenso con Ges\u00f9. Il sacerdote all\u2019altare \u2013 don Narzocchini, sua guida e modello di vita \u2013 quando consacrava il Pane e il Vino nella Messa, gli appariva grande da toccare il Cielo: \u201cPerch\u00e9 \u2013 si domandava \u2013 non avrebbe potuto essere come lui?\u201d.<br>S. Pio X, il papa dell\u2019Eucaristia ai bambini in giovanissima et\u00e0, un giorno previde: \u201cCi saranno tanti ragazzi santi e tanti chiamati al sacerdozio, grazie a Ges\u00f9 Eucaristico adorato e santamente ricevuto da loro\u201d.<br>Per tutta la prima met\u00e0 del secolo XX \u2013 e oltre \u2013 grazie a una pedagogia davvero eucaristica da parte delle parrocchie e dell\u2019Azione Cattolica, la \u201cprofezia\u201d di S. Pio X si \u00e8 avverata largamente: lo scrivente, ricercatore di \u201csantit\u00e0 giovane\u201d, lo pu\u00f2 ampiamente documentare, appoggiandosi anche sulla testimonianza scientifica e teologica di illustri Maestri della psicologia, del dogma e dell\u2019ascetica cristiana, quali P. Agostino Gemelli, P. Garrigou-Lagrange, il Card. Pietro Palazzini (si veda il testo di L. Castano, Santit\u00e0 giovanile, LDC, Torino, 1989).<br>Ebbene, proprio nell\u2019ambito della profezia di S. Pio XII, Rolando Rivi, decenne, a contatto di Ges\u00f9 vivo nel Tabernacolo e del suo parroco don Marzocchini, vero \u201csacerdos propter Eucaristiam\u201d, sent\u00ec la voce di Ges\u00f9 che lo chiamava alla santit\u00e0 e al sacerdozio. A 11 anni, decise: \u201cVoglio farmi prete. Pap\u00e0, mamma, vado in Seminario\u201d.<br>Cos\u00ec all\u2019inizio dell\u2019ottobre 1942, entr\u00f2 in Seminario, a Marola (Reggio Emilia), vestendo subito l\u2019abito talare, come allora si usava. Studiava con seriet\u00e0 e, con la sua bella voce, faceva parte del coro. Stava assai volentieri davanti all\u2019Eucaristia, appassionato sempre di pi\u00f9 della sua vocazione, sentendosi un prediletto di Dio.<br>A casa, in vacanza, durante l\u2019estate, continuava a vivere da seminarista, con fedelt\u00e0 ai suoi impegni, la Messa e la Comunione quotidiana, la meditazione al mattino, la visita al SS.mo Sacramento e il Rosario alla Madonna, ogni sera, in una vita di studio e di purezza, e facendo apostolato tra i compagni. Portava sempre con orgoglio l\u2019abito religioso, spiegando: \u201c\u00c8 il segno che io sono di Ges\u00f9\u201d.<br>Suonava in chiesa l\u2019harmonium e accompagnava i cantori, tra i quali il suo ottimo pap\u00e0, Roberto Rivi, fiero di cantare con il suo \u201ctesoro\u201d che si preparava, pi\u00f9 convinto che mai, a diventare \u201cun altro-Ges\u00f9\u201d nel sacerdozio. Lo si vedeva spesso circondato da piccoli amici, con i quali il discorso era caldo di luce e di amore: voleva raccoglierli tutti attorno a Ges\u00f9, insegnare loro ad amarlo come Lui solo merita di essere amato.<br><br><strong>Giovanissimo martire<\/strong><br>Ha testimoniato di lui un suo compagno di Seminario, ora prete e parroco: \u201cRolando era vivace e svelto in tutti i giochi, a pallone a pallavolo. Il campione della classe, della sua camerata. Attentissimo a scuola, molto studioso, esemplare, innamoratissimo di Ges\u00f9. Tutto in lui era superlativo. Si stava volentieri con lui: contagiava gioia e ottimismo. Era l\u2019immagine perfetta del ragazzo santo, ricco di ogni virt\u00f9, portata nella vita quotidiana all\u2019eroismo\u201d.<br>Pap\u00e0 Roberto era orgoglioso che il buon Dio gli avesse dato un figlio cos\u00ec e gi\u00e0 pregustava la gioia di vederlo sacerdote. Ma nel 1944, il Seminario, a causa della guerra, fu chiuso. Rolando, rientrato in famiglia a S. Valentino, viveva, nonostante le difficolt\u00e0, la sua stessa vita ardente e luminosa, intessuta di preghiera e di studio, di amore intenso a Ges\u00f9 Eucaristico, di piet\u00e0 mariana.<br>Il momento era difficilissmo, per le scorribande di tedeschi, fascisti e partigiani; l\u2019odio alla Chiesa e ai preti diffuso e rabbioso. Venne a sostituire il parroco, un givoane curato, don Alberto Camellini. Rolando con i suoi amici seminaristi di S. Valentino, diceva spesso: \u201cPreghiamo per tornare al pi\u00f9 presto in Seminario. Quando sar\u00f2 prete, partir\u00f2 come missionario a portare Ges\u00f9 a quelli che non lo conoscono\u201d.<br>Non temeva n\u00e9 derisione n\u00e9 minacce \u2013 che non gli mancavano \u2013 segnato a dito, come \u201cil pretino\u201d. A chi gli chiedeva di vestire come gli altri ragazzi, rispondeva: \u201cNon posso lasciare la mia veste: \u00e8 il segno che io appartengo al Signore\u201d.<br>Il 10 aprile 1945, fin\u00ec in mano a un gruppo di partigiani comunisti a Monchio (Modena). Lo portarono nella loro base e lo processarono come un colpevole (colpevole della sequela Christi!). Poi emisero la sentenza: \u201cUccidiamolo, avremo un prete in meno\u201d. In un bosco, presso Piane di Monchio, dopo averlo percosso e malmenato senza piet\u00e0, gli scavarono la fossa\u2026 Mentre Rolando, inginocchiatosi, pregava il suo Ges\u00f9 per s\u00e9, per i suoi genitori, forse per gli stessi aguzzini, questi lo presero a calci, poi, con due colpi di rivoltella al cuore e alla fronte, lo finirono barbaramente.<br>Era il 13 aprile 1945, un venerd\u00ec, quando Rolando Rivi, a 14 anni appena, fu freddato nel clima di odio contro la Chiesa e i sacerdoti.<br>L\u2019indomani, pap\u00e0 Roberto e don Camellini ritrovarono il suo corpo martoriato. Sepolto provvisoriamente a Monchio, un mese dopo, tornava a S. Valentino tra la sua gente in lacrime che guardava a lui, come a un piccolo angelo, della razza dei martiri, uccisi dai senza-Dio, dai primi secoli cristiani a quelli contemporanei della Russia, del Messico e della Spagna. Sulla sua tomba, pap\u00e0 Roberto fece scrivere le parole da lui composte: \u201cTu che dalle tenebre e dall\u2019odio fosti spento, vivi nella luce e pace di Cristo\u201d.<br><br><strong>Al di l\u00e0 dell\u2019odio<\/strong><br>Su quell\u2019immane tragedia, pap\u00e0 Roberto disse soltanto: \u201cPerdono\u201d. Era straziato, ma con la sua fede grandissima riprese a vivere infondendo coraggio ai suoi e illuminando il dolore con la preghiera incessante, sentendosi quasi chiamato a compiere il bene al posto di Rolando.<br>Il martirio del figlio seminarista lo spinse a fondo, a impegnarsi in prima persona, negli anni del dopoguerra affinch\u00e9 l\u2019Italia non cadesse sotto un\u2019altra dittatura, e a costruire una societ\u00e0 cristiana. Nel tempo del conflitto, gli erano morti al fronte, lontanissimo da casa, i due fratelli Rino e Adolfo, e in casa, la sorella Lina. Negli anni che verranno, altri lutti e dolori proveranno la sua forte tempra e la sua fede invincibile.<br>Stupiva chi lo avvicinava, persino i sacerdoti che lo stimavano e ne amavano la compagnia, e la sorella suora. \u201cCon tutto quanto ha patito, come pi\u00f2 essere cos\u00ec forte e sereno?\u201d. La sua risposta era la Croce di Cristo. Cos\u00ec pap\u00e0 Roberto portava la sua fede davanti a chiunque, sempre \u201cuno con Ges\u00f9\u201d: nella famiglia, nel lavoro, nei rapporti sociali, nel modo di intendere le cose e le scelte quotidiane. Una vera mentalit\u00e0 di fede, la sua, tradotta nelle opere, in semplicit\u00e0 e letizia.<br>Gli anni passavano e la sua esistenza si faceva sempre pi\u00f9 traboccante di preghiera: la Messa e la Comunione quotidiana, in un colloquio prolungato con Ges\u00f9, per la Chiesa, per i sacerdoti, per la conversione del mondo, fino al punto di riconoscere, con il suo amico don Ugolini: \u201cIo starei sempre davanti al Signore del Tabernacolo\u201d.<br>La via Crucis divent\u00f2 la sua preghiera prediletta: la ripeteva anche sette volte al giorno, tenendo la foto di Rolando tra le mani, ricordando al divino Sofferente i suoi familiari, gli amici, i sacerdoti e\u2026 coloro che gli avevano fatto del male.<br>Il 22 ottobre 1992, a 89 anni, pap\u00e0 Roberto rivedeva il suo Rolando e i suoi cari che lo avevano preceduto in Paradiso. Chi lo ha conosciuto di persona o semplicemente lo ha sentito qualche volta per telefono \u00e8 rimasto incantato dalla sua fede granitica e dolce: anche lui, la sua vita, come Rolando, l\u2019aveva consumata per Ges\u00f9, nostro Re e Signore.<br><br><strong>\u201cUn angelo della terra\u201d<\/strong><br>Raccolte numerose testimonianze su Rolando, abbiamo pubblicato la sua biografia: \u201cUn ragazzo per Ges\u00f9\u201d (Ediz. Del Noce, Camposampiero \u2013 PD \u2013 1997).<br>Il volumetto si \u00e8 diffuso per ogni dove e continua a diffondersi.<br>Il 29 giugno 1997, solennit\u00e0 dei SS. Pietro e Paolo, Apostoli e i pi\u00f9 grandi Martiri della Fede cattolica, dal cimitero, la salma di Rolando \u00e8 stata traslata nella chiesa di S. Valentino, dove era stato battezzato ed era sbocciata la sua vocazione al sacerdozio. Da quel giorno, la sua tomba \u00e8 diventata meta di pellegrinaggio da ogni parte d\u2019Italia e da pi\u00f9 lontano, e luogo di preghiera.<br>Nell\u2019aprile del 2001, i giornali hanno parlato a lungo di un bambino inglese di tre anni, James Blacknel, guarito dalla leucemia per l\u2019intercessione di Rolando. Da allora sono assai frequenti le testimonianze di grazie, guarigioni e celesti favori ottenuti da chi lo prega. Si tratta di umile gente, ma anche di uomini di cultura che si rivolgono a lui, certi di essere esauditi (Gente, 31 maggio 2001, pp. 113-115; Famiglia Cristiana, 17 giugno 2001, pp. 72-73; Il giornale, 13 aprile 2002, p. 31, oltre le pubblicazioni locali dell\u2019Emilia e della Toscana).<br>Nel settembre 2002 e nel settembre 2003, si sono svolti a S. Valentino due convegni per ricordarlo e approfondire la conoscenza della sua nobile figura che emerge sempre pi\u00f9 luminosa e affascinante nello splendore del martirio. Anche l\u2019Osservatore Romano ha scritto pi\u00f9 volte di lui (12 aprile 2000; 16 gennaio 2004). Il 7 maggio 2000, nella solenne celebrazione dei martiri del XX secolo, voluta a Roma da papa Giovanni Paolo II, anche Rolando Rivi \u00e8 stato ricordato.<br>\u00c8 diffusa ormai di lui una larga \u201cfama sanctitatis\u201d, in Italia e all\u2019estero, fino al lontano Brasile. Il 1 Dicembre 2003, il Card. Jos\u00e9 Saraiwa Martins, Prefetto della Congregazione della Cause dei Santi, lo ha definito \u201csplendida figura di seminarista e vero angelo della terra\u201d, augurando &#8220;che si possa al pi\u00f9 presto iniziare la sua causa di beatificazione. Il suo esempio verrebbe a indicare l\u2019unica via davvero affascinante per educare i ragazzi alla fede e all\u2019amore a Cristo e far sbocciare autentiche vocazioni al sacerdozio in un vero cammino di santit\u00e0&#8221;.<br>Rolandi Rivi, a 14 anni, ha proclamato a fronte alta davanti al mondo che continua a perseguitare gli amici di Ges\u00f9: \u201cVitam et sanguinem pro Christo nostro Rege\u201d. Solo ragazzi e giovani come lui saranno capaci anche oggi di una nuova rivoluzione cristiana davanti a cui nessuno potr\u00e0 chiudere gli occhi e tanto meno chiudere il cuore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seminarista, martire 13 aprile Suo pap\u00e0 si chiamava Roberto Rivi ed era nato a S. Valentino di Castellarano (Reggio Emilia), il 30 ottobre 1903, primo di numerosi fratelli. 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