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Approfondimenti

Sulla questione dell’origine pagana del cristianesimo: Mazdeismo – Mitraismo Divinità Egiziane

1. il cristianesimo è nato all’interno del mondo ebraico, il quale era preoccupato di non attingere nulla, ma veramente nulla, dal mondo idolatrico-pagano.
Gli ebrei erano gelosissimi della loro religione, che consideravano santa e bandivano ogni forma di sincretismo religioso (= Accordo o fusione di dottrine di origine diversa, sia nella sfera delle credenze religiose sia in quella delle concezioni filosofiche. Più particolarmente, nella storia delle religioni, fusione di motivi e concezioni religiose differenti, o anche la parziale contaminazione di una religione con elementi di altre).

2. (L’Apostolo) Paolo stesso, che era un ebreo zelante e ben formato sotto il profilo intellettuale e morale, mai e poi mai avrebbe accettato un Cristo che fosse contaminato dal mondo idolatrico.
Quale Salvatore dall’idolatria e dalle credenze false sarebbe stato Gesù se Lui stesso fosse stato una creazione del genere?

3. Le notizie che in questi ultimi tempi vengono messe in circolazione a proposito della dipendenza del cristianesimo da culti orientali come il Mazdeismo e il Mitraismo partono dalla premessa che la figura di Gesù sia stata inventata.
A tale proposito va detto anzitutto che ogni affermazione che facesse dipendere il cristianesimo da questi culti precedenti andrebbe documentata seriamente.
Ciò significa anzitutto documentare le affermazioni sulle credenze di questi culti, perché non di rado capita che anche a questi culti si attribuiscano cose mai credute dai loro stessi adepti.
Inoltre bisognerebbe non accostare due realtà che possono avere delle somiglianze tra loro per dire che sono l’una dipendente dall’altra o l’una una copia dell’altra.
Qualsiasi storico serio soppeserebbe bene le due realtà.

4. Supposto che Mitra sia nato da una vergine, si può concludere che sia stato opera dello Spirito Santo?
Non si potrebbe trattare semplicemente di una partenogenesi(=tipo di riproduzione sessuale caratterizzato dal fatto che la cellula-uovo si sviluppa senza essere stata fecondata)?
Inoltre Mitra è davvero Dio nel senso autentico del termine, il quale, in quanto tale, non può che essere uno solo (e soprattutto Creatore dell’Universo)?

5. Gesù è nato da una Vergine, sì. Ma è stato concepito per opera dello Spirito Santo (=La terza persona della Santissima Trinità).
La Persona di Gesù è una Persona divina che si è manifestata in una natura umana.
Attraverso vari eventi della sua vita ha dimostrato chiaramente di non essere semplicemente un uomo.
Sapeva che gli venivano mosse delle obiezioni a questo proposito e che proprio per questo lo si voleva condannare a morte.
Ma di fronte a quelli che contestavano la sua divinità, Gesù ha fornito prove schiaccianti.

6. Si dice che anche altri sono risorti.
Ma la risurrezione di Gesù è del tutto atipica. Perché non è risurrezione alla vita precedente, come quella di Lazzaro o della figlia di Giaro, ma un entrare nell’eternità con la sua natura umana per stare davanti a Dio e per vivere e operare accanto ad ogni uomo.
Gli apostoli stessi hanno fatto difficoltà a capire in quale maniera fosse risorto. Perché stando con loro per quaranta giorni non era più soggetto alle leggi della natura: compariva e scompariva.

7. I Vangeli, diversamente da altri libri che stanno alla base di alcune credenze religiose, portano fatti storici e sottopongono Gesù a un vero settaccio.
Mentre i libri che stanno alla base di altre credenze religiose calano giù dal cielo le loro affermazioni che vengono accolte senza battere ciglio, Gesù invece si presenta in maniera tutta diversa. C’è un vero contraddittorio attorno alle sue affermazioni e alla sua persona.
La sua risurrezione non viene accettata in maniera supina (mi si perdoni il termine) come nelle altre credenze, ma di fatto alcuni la rifiutano, la rinnegano, istruiscono un processo proprio ad hoc, e sottopongono coloro che la affermazione a dure persecuzioni.

8. Ma vi è ancora un fatto: dei poveri apostoli, di estrazione popolare e umile, come avrebbero potuto inventare un prodigio così grande, come la figura e la dottrina di Gesù?
Tutti (loro) hanno accettato di morire piuttosto che rinnegare quanto avevano visto e udito.
E non risulta che si fossero messi d’accordo per questo. (Vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=23UNLLbOS3w)
Anzi, cercavano anche loro di salvare la loro pelle, memori delle parole del Signore: se vi perseguitano in una città fuggite in un’altra.
Pensiamo anche solo alla figura di Pietro, che addirittura va a Roma a predicare e a convertire. Lui che era un pescatore, probabilmente analfabeta

9. Ancora: la persona di Gesù è stata posta al setaccio anche dai grandi pensatori dell’umanità. Penso ad Agostino, a Tommaso, ad Alberto…
Gli sono andati dietro, hanno sondato la sua profondità, non hanno colto alcuna contraddizione nella sua persona, nelle sue nature, nelle sue promesse, nella sua dottrina…

10. Il nocciolo è che noi (cristiani, Chiesa Universale, Cattolica) non andiamo dietro a “rivelazioni” indiscutibili che calano dall’alto, ma andiamo dietro a una Persona, Gesù Cristo, storicamente vissuta e contraddetta fin dall’inizio.
Soprattutto andiamo dietro ad Uno col quale viviamo istante per istante la nostra vita, che invade con la sua Persona e la sua presenza la nostra anima, dandole un senso di pienezza e di anticipato paradiso.
A differenza dei vari Mitra, considerati come protettori degli uomini, ma sempre esterni alla loro vita, noi viviamo un’esperienza, un’incontro, un’unione tutta particolare con Gesù Cristo.

Fonte: https://www.amicidomenicani.it/nella-civilta-egizia-ed-anche-in-altre-culture-pre-cristiane-si-parla-di-un-uomo-nato-da-una-vergine-morto-e-poi-risorto-che-quindi-smentirebbe-la-figura-di-gesu/

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I° Domenica di Quaresima (Anno A)

Dal Libro della Genesi 2, 7-9; 3, 1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Dal Salmo 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.


Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 5, 12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Acclamazione al Vangelo

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
<<Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.>>

(Mt 4,4b)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

+ Dal Vangelo secondo San Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.

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Approfondimenti

Sulla vendita delle Indulgenze

https://www.amicidomenicani.it/che-cosa-mi-puo-dire-sulla-vendita-delle-indulgenze-che-ha-provocato-la-reazione-di-lutero/

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La Parola della Settimana

Agnello di Dio

1° Lettura: Dal Libro dell’Esodo (12, 3-5.11-14)

[3] Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa.

[4] Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne.

[5] Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre […]

[11] Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore!

[12] In quella notte io passerò per il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dei dell’Egitto. Io sono il Signore!

[13] Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d’Egitto.

[14] Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne.

2° Lettura: Dal Libro del Profeta Isaia (53, 7-8)

[7] Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.

[8] Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.

3° Lettura:
Dalla Prima Lettera di San Pietro Apostolo (1, 18-20)

[18] Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri,

[19] ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia.

[20] Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi.

Dal Vangelo secondo San Giovanni (1, 28-34)

[28] Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

[29] Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!

[30] Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.

[31] Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”.

[32] Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.

[33] Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.

[34] E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.

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Le vite dei Santi

Beata Vergine Maria di Guadalupe

12 dicembre – Beata Vergine Maria di Guadalupe


Gli esami scientifici sull’immagine di Guadalupe
Le stelle del mantello della Vergine di Guadalupe rappresentano esattamente la costellazione del cielo nel Messico il giorno dell’apparizione (9 Dicembre del 1531)


La Tilma (mantello di fibra dagave) di Guadalupe
Al 1666 risale il più antico esame scientifico dell’immagine “impressa” sulla tilma. Essa è costituita da due teli di ayate – un rozzo tessuto di fibre d’agave, usato in Messico dagli indios poveri per fabbricare abiti. Su di essa si vede l’immagine della Vergine, di dimensioni leggermente inferiori al naturale, e di carnagione un po’ scura, donde l’appellativo popolare messicano di Virgen Morena o Morenita. I tratti del volto non sono né di tipo europeo, né di tipo indio, ma piuttosto meticcio, cosa “profetica” al tempo dell’apparizione.
I risultati degli esami compiuti su questa immagine dai pittori e dagli scienziati nel 1666 sono i seguenti: è assolutamente impossibile che un’immagine così nitida sia stata dipinta a olio o a tempera sull’ayate, data la completa mancanza di preparazione di fondo; che il clima del luogo in cui l’immagine è stata esposta, senza alcuna protezione, per 135 anni è tale da distruggere in un tempo più breve qualsiasi pittura, anche se dipinta su tela di buona qualità e ben preparata.
Nel 1936, il direttore della sezione di chimica del Kaiser Wilhelm Institut di Heidelberg, dottor Richard Kuhn – premio Nobel per la Chimica nel 1938 –, ha la possibilità di analizzare due fili, uno rosso e uno giallo, provenienti da frammenti della tilma di Juan Diego, forse ritagliati nel 1777 per adattare alla cornice l’antico mantello, e poi conservati come reliquie. I risultati delle analisi, condotte con le tecniche più sofisticate allora disponibili, sono incredibili: sulle fibre non vi è traccia di coloranti, né vegetali, né animali, né minerali.
Ma i risultati più incredibili sono venuti dall’esame degli occhi della Vergine di Guadalupe. Nel 1979 l’ingegnere peruviano José Aste Tonsmann, esperto di elaborazione elettronica delle immagini, chiede di poter analizzare – con il metodo dell’elaborazione elettronica mediante computer, usato, fra l’altro, per la “decifrazione” delle immagini inviate sulla terra dai satelliti artificiali e dalle sonde spaziali – i riflessi visibili negli occhi della Madonna di Guadalupe.
Con questo metodo il Tonsmann riesce a ingrandire le iridi degli occhi della Vergine fino a 2500 volte le loro dimensioni originarie, e a rendere, mediante opportuni procedimenti matematici e ottici, il più possibile nitide le immagini in esse contenute. Il risultato ha dell’incredibile: negli occhi della Madonna di Guadalupe è riflessa l’intera scena di Juan Diego che apre la sua tilma davanti al vescovo Juan de Zumárraga O.F.M. e agli altri testimoni del miracolo.
E’ sul mantello stesso, tuttavia, che il linguaggio simbolico assume un significato senza pari, precluso come abbiamo detto agli occupanti spagnoli, ma ben comprensibile da una civiltà geroglifica come quella degli Aztechi: un “linguaggio di segni” come quello che andiamo via via scoprendo dietro tutta questa vicenda.
Sul manto della Signora, infatti, compare una complessa mappa di stelle che, secondo i più recenti studi, rappresenta proprio l’aspetto del cielo visibile dal Tepeyac durante il Solstizio d’inverno del 1531: ivi appare lacostellazione della Vergine in primo piano proprio all’altezza delle mani della Vergine.
Ma il concetto più alto e contemporaneamente più chiaro è espresso da un piccolo geroglifico, ilNahui Ollin, posto all’altezza del ventre: si tratta di un piccolo fiore a quattro petali, che nell’antica scrittura pittografica designava il Centro del Mondo o la Divinità più antica: il significato che un indio poteva dunque percepire era, inequivocabilmente, quello di una Madre che …sta per partorire la Divinità.
Il Mantello di Guadalupe è dunque un perfetto esempio di “incontro spirituale” fra due culture così distanti nell’unica maniera in cui tale incontro risulta possibile: il piano eterno dei simboli. Da questo punto di vista, l’evento di Guadalupe appare alla stregua della “foce” di un lungo percorso sotterraneo che, leggendo i simboli, sembrerebbe attraversare come un fiume carsico il cuore di una cultura pur così diversa dalla nostra. Un incontro non umano ma, se si crede all’evento del Tepeyac, direttamente divino, in un’epoca storica in cui era molto di là da venire certo “ecumenismo” contemporaneo e troppo lontane nel passato le riflessioni patristiche sui “Semi del Verbo”. Una storia nascosta eppure reale che forse, quale ultimo “segno”, anche il nome “Guadalupe” sembra voler suggellare: un nome di antica origine araba, come molti nella topografia della penisola iberica, ma dal significato molto evocativo …Fiume Nascosto e il fiume è vita e porta la vita.

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Le vite dei Santi

San Charles de Foucauld

(detto Carlo di Gesù)

Sacerdote

1 Dicembre

«In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). In una lettera scritta quattro mesi prima di morire, san Charles de Foucauld (1858-1916) rivelò che questo era stato il brano del Vangelo che più gli aveva trasformato la vita.

Celebre esploratore prima della conversione, la sua figura è di un’attualità dirompente per almeno due aspetti: il suo amore per l’Eucaristia, che riconobbe quale presenza viva di Dio capace di rinnovare l’uomo; il rapporto con i non cristiani e soprattutto con i musulmani. Visse in mezzo a loro, li aiutò, li amò. Da questo amore nasceva il suo desiderio di far loro conoscere Gesù, non attraverso la predicazione (non era il suo carisma e riteneva che prima bisognasse preparare il terreno) «ma con la preghiera, l’offerta del Santissimo Sacrificio, la penitenza, la pratica della carità…».

Carlo era nato il 15 settembre 1858 in Francia, a Strasburgo, in una famiglia nobile. La madre, molto devota, gli insegnò a pregare. A meno di 6 anni rimase orfano di entrambi i genitori. Ormai adolescente, cominciò a leggere di tutto. Anche letture che gli fecero male. A poco a poco perse la fede. «A 17 anni dentro di me c’erano soltanto egoismo, vanità, cattiveria, desiderio di male, ero come impazzito…». Alla morte del caro nonno materno tutta l’eredità andò a Carlo, che la dissipò presto, cercando la sua felicità nelle feste, nei piaceri della gola, nelle donne.

La carriera militare lo portò in Algeria e Tunisia. Finite le spedizioni, per lui una goduria, si dimise dall’esercito poiché detestava la vita in caserma e aveva una passione: viaggiare. Volle esplorare il Marocco, allora in gran parte proibito agli europei. Carlo si preparò meticolosamente per 15 mesi, imparò l’arabo e l’ebraico, e partì, in compagnia di un rabbino. Lui stesso, giunto nella parte più pericolosa del Marocco, si travestì e si finse rabbino. Portava sempre con sé, di nascosto, un taccuino di 5 centimetri quadrati e una matita minuscola per appuntare tutto quanto vedeva di interessante. L’avventura terminò 11 mesi più tardi e gli valse – oltre a sassate, fame e pericoli vari – la medaglia d’oro della prestigiosa Società di Geografia.

Al ritorno in Francia trascorse dei mesi dai familiari, conoscendo «delle persone molto intelligenti, virtuose e cristiane». Sarà in particolare la bellezza dell’anima di una cugina, Marie de Bondy, a fargli credere che, magari, la fede che aveva smesso di professare non fosse una follia. «Ho iniziato ad andare in chiesa, senza essere credente, non mi trovavo bene se non in quel luogo e vi trascorrevo lunghe ore continuando a ripetere una strana preghiera: “Mio Dio, se esisti, fa’ che io Ti conosca!”». Scorrendo tra i suoi scritti, in alcuni tratti sembra di leggere sant’Agostino. E sarà proprio in una chiesa dedicata al Doctor Gratiae che Carlo, su consiglio della cugina, troverà il sacerdote decisivo nella sua conversione: «Mi sono quindi rivolto all’abate Huvelin. Gli ho chiesto delle lezioni di religione: mi ha ordinato di mettermi in ginocchio e di confessarmi, di andare a ricevere la Comunione seduta stante…».

Lo Spirito Santo stava già lavorando, ma «non ci misi un giorno solo a credere; a volte i miracoli del Vangelo mi sembravano incredibili, altre volte volevo intercalare le mie preghiere con brani del Corano. Ma la grazia divina e i consigli del mio confessore dissiparono queste nubi». Quando in Carlo sorse il desiderio della vita religiosa, di vivere solo per il Dio che aveva scoperto, fu don Huvelin a frenarne (e verificarne), per tre anni, gli entusiasmi. Lo fece prima andare in pellegrinaggio in Terra Santa. E lì, tra Nazareth, Gerusalemme, Betlemme – dove partecipò alla Messa nella notte di Natale («la dolcezza che ho provato a pregare in quella grotta, dove erano risuonate le voci di Gesù, Maria e Giuseppe, è stata indicibile») – capì che la sua vocazione era di condurre la vita nascosta di Nostro Signore nei primi trent’anni sulla terra.

Il 15 gennaio 1890 entrò in un’abbazia trappista, credendolo il miglior modo per seguire Gesù, perché «ognuno sa che l’amore ha come primo effetto l’imitazione». Ma pian piano realizzò di desiderare una povertà più radicale per meglio conformarsi al suo Amato. In quel periodo ebbe la prima idea di una nuova congregazione, fondata sul lavoro manuale e «molta preghiera». Si sarebbero dovuti «formare solo dei piccoli gruppi, espandersi ovunque, ma soprattutto nei paesi infedeli, così abbandonati, e dove sarebbe tanto dolce aumentare l’amore e i servitori di Nostro Signore Gesù». Nel gennaio 1897 ottenne dal superiore generale di lasciare i trappisti. Andò a Nazareth, dove per tre anni lavorò come tuttofare dalle Clarisse, vivendo in una piccola capanna di legno.

Iniziò a chiamarsi Carlo di Gesù e completò una Regola, che aveva al suo cuore l’adorazione del Santissimo Sacramento. Proprio perché sarebbe stato impossibile vivere quella Regola «senza che ci siano un prete e un tabernacolo», decise di ricevere il sacerdozio. L’imitazione della vita di Gesù era, per de Foucauld, un tutt’uno con il culto dell’Eucaristia. L’adorazione del Santissimo Sacramento fu la sua priorità perché era questa la causa dell’urgenza di voler raggiungere gli altri. Secondo il santo, infatti, la ‘sola’ Presenza eucaristica è irradiatrice di grazie e sostiene la santificazione di chi sta nelle vicinanze.

Partì poi per Béni Abbès, oasi nel Sahara algerino. Abitò in un eremo con cappella, dove trascorse ore e ore davanti al tabernacolo. Quell’eremo si trasformò in un viavai di ammalati, poveri, soldati, semplici curiosi, con cui Carlo – che voleva che tutti lo considerassero «come loro fratello, il fratello universale» – parlava e tesseva amicizie. Nel 1904 iniziò la sua missione presso i Tuareg, passando da un accampamento all’altro in mezzo al deserto. Ne studiò la lingua e la cultura, adoperandosi a diversi lavori linguistici e traduzioni, prima tra tutte quella del Vangelo. Quando poté fare la prima consacrazione in quelle regioni, scrisse: «Sacro Cuore di Gesù, grazie per questo primo Tabernacolo in terra Tuareg! Che sia il preludio di molti altri e l’annuncio della salvezza di molte anime! Sacro Cuore di Gesù, risplendi dal fondo di questo Tabernacolo verso i popoli che ti circondano senza conoscerti! Rischiara, dirigi, salva queste anime che Tu stesso ami!».

A Tamanrasset, durante la Grande Guerra, costruì anche una sorta di fortino per proteggere la popolazione locale dai predoni. E fu proprio una banda di predoni a ucciderlo l’1 dicembre 1916, primo venerdì del mese, giorno dedicato al Sacro Cuore. Ma quel chicco di grano non è rimasto senza frutto, perché gli scritti di Carlo hanno avuto da allora una diffusione straordinaria. E oggi sono tanti i gruppi e congregazioni di laici, sacerdoti, religiosi e religiose che ne perpetuano il carisma in tutto il mondo.

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XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Dal libro della Sapienza (11,22-12,2)

Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento.
Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita. Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo 144

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1,11-2,2)

Fratelli, preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio


+ Dal Vangelo secondo San Luca (19,1-10)

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Parola del Signore. Lode a te, O Cristo!


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XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Mercoledì

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. «Onora tuo padre e tua madre!». Questo è il primo comandamento che è accompagnato da una promessa: «perché tu sia felice e goda di una lunga vita sulla terra». E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore.
Schiavi, obbedite ai vostri padroni terreni con rispetto e timore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, non servendo per farvi vedere, come fa chi vuole piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio, prestando servizio volentieri, come chi serve il Signore e non gli uomini. Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo che libero, riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene.
Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il Signore, loro e vostro, è nei cieli e in lui non vi è preferenza di persone.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo 13

Fedele è il Signore in tutte le sue parole.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.


Dal Vangelo secondo San Luca (13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore
. Lode a te, o Cristo.

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Letture Santa Messa | Feriale

XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Martedí

Dalla lettera di San Paolo apostolo agli Efesìni
(5,21-33)
 
Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.


Salmo 127 (128)

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
 
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
 
Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!


Dal Vangelo secondo San Luca
(13,18-21)
 
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.

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Letture Santa Messa | Feriale

XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Lunedí

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini (4,32-5,1-8)

Fratelli, siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi – come deve essere tra santi – né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio.
Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce.

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.


Salmo 1

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
 
È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.
 
Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina. 


Dal Vangelo secondo San Luca (13,10-17)
 
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.