1.Noi siamo abituati a leggere il vangelo e gli altri scritti del Nuovo Testamento, dove il modo di esprimersi e anche gli stessi contenuti hanno notevoli differenze con larghi passi dell’Antico Testamento.
Il criterio generale di interpretazione è il seguente: Dio si è rivelato servendosi degli uomini, della cultura, dei modi di concepire la santità e di Dio e la giustizia tra gli uomini secondo i costumi del tempo.
Scrive Gianfranco Ravasi: “È stato spiegato a più riprese dagli studiosi che questi limiti dell’Antico Testamento sono legati a un dato fondamentale della Bibbia. Essa non è una collezione di tesi teologiche e morali perfette e atemporali, come sono i teoremi in geometria, bensì è la storia di una manifestazione di Dio all’interno delle vicende umane. È dunque un percorso lento di illuminazione dell’umanità perché esca dalle caverne dell’odio, dell’impurità, della falsità e s’incammini verso l’amore, la coscienza limpida e la verità. Sant’ Agostino definiva appunto la Bibbia come il libro della pazienza di Dio che vuole condurre gli uomini e le donne verso un orizzonte più alto” (I Comandamenti, p. 100).
2. Ma per farvi capire tutto questo, mi servo di alcuni stralci (nn. 37-43) di una lettera di Michel Sabbah patriarca di Gerusalemme datata 1.11.1993 e intitolata Leggere e Vivere la Bibbia oggi nel paese della Bibbia.
La violenza nella Bibbia
37. Esempi di violenza nell’Antico Testamento.
Più di una volta, nell’Antico Testamento, si attribuisce la violenza a Dio per affermare la sua santità. Essa si manifesta soprattutto in due casi: come punizione per determinate violazioni della Legge e nel caso dell’anatema applicato ai popoli vinti.
Nel primo caso, il colpevole di idolatria è lapidato (cfr. Dt 17,2-5). Chi profana il sabato è condannato a morte (cfr. Es 31,14). La stessa cosa vale per lo straniero che entra nel santuario del Tempio (cfr. Nm 3,38).
Il libro dei Numeri racconta che la terra si aprì e inghiottì quelli che si erano rivoltati contro Mosè (cfr. Nm 16,30). Nel Primo libro dei Re (cfr. 1 Re 18,40), il profeta Elia, sul monte Carmelo, fa massacrare, in nome di Dio, i sacerdoti di Baal.
In riferimento al secondo caso, durante la conquista di Gerico, di Ai e di altre città, in nome di Dio viene pronunciata la legge dell’anatema. Tutti coloro che non credevano in Dio dovevano essere uccisi. “Votarono poi allo sterminio, passando a fu di spada, ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l’asino” (Gs 6,21).
Nei salmi così detti “imprecatori”, osserviamo Dio “combattere” con il popolo e sostenerlo nella lotta contro gli altri popoli. Osserviamo pure che la preghiera diventa talvolta imprecazione e domanda di vendetta: “Pochi siano i suoi giorni e il suo posto l’occupi un altro. I suoi figli rimangano orfani e vedova sua moglie” (Sal 109,8-9). “Siano confusi e volgano le spalle quanti odiano Sion” (Sal 129,5).“Spezza il braccio dell’empio e del malvagio” (Sal 10,35).
38. Condanna e correzione della violenza nell’Antico Testamento.
Accanto a questi fatti, troviamo anche, nell’Antico Testamento, testi che condannano e correggono la violenza.
Dio rimprovera il re Davide e lo respinge perché ha versato troppo sangue e non gli permette di costruirgli un tempio (cfr. 1 Cr 22,8). Il libro dei Proverbi ordina di evitare i cattivi che “mangiano il pane dell’empietà e bevono il vino della violenza” (Pr 4,17). Condanna il ricorso alla violenza: “La violenza degli empi li travolge, perché rifiutano di praticare la giustizia” (Pr 21,7). E nel Salmo 62, si dice: “Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina” (Sal 62,11).
I profeti condannano con veemenza gli atti di violenza di cui Israele si è reso colpevole: “Non c’è sincerità, né amore del prossimo, né conoscenza di Dio nel paese. Si giura, si mentisce, si uccide, si ruba, si commette adulterio, si fa strage e si versa sangue su sangue” (Os 4,1-2).
Il Deuteronomio ordina di rispettare i diritti degli stranieri e dei poveri. Questi precetti sono ripresi dai profeti. “Maledetto chi sposta i confini del suo prossimo… Maledetto chi lede il diritto del forestiero, dell’orfano, della vedova…” (Dt 27 17-19 cfr. anche Dt 24,17; Ez 22,7; Ger 22,3).
L’Esodo insiste su una stessa legge per il cittadino e per lo straniero: “Vi sarà una sola legge per il nativo e per il forestiero, che è domiciliato in mezzo a voi” (Es 12,49). E quanto ai diritti di ogni uomo in generale, Geremia dice: “Quando schiacciano sotto i loro piedi tutti i prigionieri del paese, quando falsano i diritti di un uomo in presenza dell’Altissimo, quando fan torto a un altro in una causa, forse non vede il Signore tutto ciò?” (Lam 3,34-36).
La forza materiale è inutile, dice il Primo libro di Samuele, e Isaia parla di un’altra fonte di forza: “Certo non prevarrà l’uomo malgrado la sua forza” (1 Sam 2,9), ma “nell’abbandono confidente sta la vostra forza” (Is 30,15).
Il “Servo sofferente” infine, in Isaia, è un’introduzione al Nuovo Testamento e prefigura Cristo che ha sofferto per la salvezza dell’umanità. Egli è il “Giusto” che “non ha commesso violenza” che “è stato schiacciato per le nostre iniquità” e che “ha consegnato se stesso in espiazione” (Is 53).
39. Come comprendere questi fatti?
Prima di cercare una risposta a queste domande, dobbiamo ricordare che, qui, ci troviamo di fronte a verità profonde e complesse. Quindi, non possiamo fare affermazioni precipitose e superficiali. Ci troviamo di fronte alla parola di Dio, di cui s. Paolo dice: “Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?” (Rm 11,33-34).
In secondo luogo il carattere progressivo della rivelazione e il suo compimento nel Nuovo Testamento ci aiuteranno a comprendere questi fatti.
Abbiamo già detto che la rivelazione è progressiva (n. 13). Dio prende in considerazione la capacità di comprendere delle persone che egli ha scelto nonostante la loro ignoranza e la loro incapacità. Rivela loro la propria parola in proporzione alle capacità e, nonostante i limiti e le carenze, affida loro la missione di annunciare il suo messaggio a ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo. Per questo, noi diciamo che Dio si è comportato, nella sacra Scrittura e nella rivelazione, come un buon pedagogo dei popoli. Parla ai popoli in modo progressivo, attraverso il ministero dei profeti e degli autori sacri, ogni volta secondo quanto possono comprendere.
Per poter dunque spiegare questi fatti bisogna conoscere la lingua, la letteratura, la cultura e i costumi attraverso i quali questi autori ci hanno trasmesso la rivelazione. Bisogna poi distinguere fra il messaggio rivelato e i costumi dell’epoca, che a noi sembrano spesso contrastanti con il messaggio, e che sono nello stesso tempo lo strumento letterario che veicola questo messaggio.
Bisogna anche considerare che la sacra Scrittura è un libro solo. Se vogliamo comprenderne una parte, qualunque essa sia, o un fatto che ivi è riferito, bisogna collegare questa parte o questo fatto a una visione complessiva della Scrittura, in tutte le sue tappe, dal primo libro dell’Antico Testamento, fino all’ultimo libro del Nuovo.
E soltanto in questa unità profonda della Bibbia, nella sua progressione e nel discernimento della verità, tramandata per mezzo degli elementi culturali d’un tempo, che possiamo dare risposta agli interrogativi posti.
40. La violenza e la santità di Dio.
Secondo la mentalità dell’epoca nella quale scrissero gli agiografi, il ricorso alla violenza è in relazione, anzitutto, con la concezione della santità di Dio, e in secondo luogo con la concezione della giustizia e il modo di mantenerla tra gli uomini.
Ogni trasgressione contro la santità di Dio o contro un comandamento della sua Legge era passibile di una punizione fisica che poteva arrivare fino alla morte. Questo spiega gli esempi citati prima. Nel caso delle città conquistate, la legge dell’anatema manifestava l’obbligo di estirpare l’idolatria e di affermare la santità di Dio e la sua unicità.
41. Violenza e giustizia.
In questo ambito, troviamo l’uso della vendetta come un primo passo per far regnare la giustizia tra le persone e tra i popoli. Essa consisteva nel rispondere al male con un male maggiore. Nel libro della Genesi, a proposito di Caino, leggiamo: “Chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte” (Gen 4,15). E nel versetto 24: “Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette”.
In un secondo momento, la legge del taglione, nonostante la sua durezza, costituisce un progresso rispetto alla sua prima tappa. Essa limita la legge della vendetta alla reciprocità; uno per uno, e non più sette o settantasette volte per uno: “Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede” (Dt 19,21).
Nel libro di Tobia, si nota un altro progresso nel modo di considerare i rapporti tra le persone: “Non fare a nessuno ciò che non piace a te” (Tb 4,15).
Il progresso più tangibile e rivoluzionario appare con il perfezionamento della rivelazione nel Nuovo Testamento. La regola d’oro ordina di dare agli altri il bene che si vorrebbe per se stessi, e non più soltanto di non fare loro il male: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12).
Questa rivoluzione è frutto della legge dell’amore che sostituisce quella del taglione (occhio per occhio e dente per dente), e che ci spinge fino all’amore per i nemici: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio… Avete inteso dire che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,38.43-44).
42. La violenza nel Nuovo Testamento.
Nel Nuovo Testamento abbiamo la rivelazione del comandamento dell’amore, che ha come oggetto ogni uomo, persino il nemico. La violenza non trova più posto: “Beati i miti perché possederanno la terra” (Mt 5,4), ma rimane posto per la legge e la forza spirituale.
Il credente “mite” è colui che è reso forte del suo amore, un amore che non rinuncia ad alcun diritto e non abbandona nessuno dei propri fratelli, un amore che fa ricorso alla legge per correggere ciò che è stato deviato (cfr. Mt 18,15-17). Il regno di Dio è il regno dei “forti”: “Il regno di Dio soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12).
Nel mistero della redenzione si manifestano la forza e l’efficacia della dolcezza e dell’amore. La morte stessa è vinta dalla risurrezione di Cristo glorificato dopo la sua morte, “il quale ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità” (2 Tm 1,10). La violenza è vinta anche dal perdono di Gesù ai suoi carnefici. Con la potenza di questo perdono, egli la trasforma in redenzione. Subendola per amore dei suoi avversari, egli mostra che essa è in sé una menzogna, facendo appello così ai suoi avversari affinché si liberino della loro menzogna e si impegnino sulla via della verità. La croce, che è manifestazione di violenza, diventa così il mezzo più profondo e più definitivo di riconciliazione degli uomini tra loro e con Dio.
43. La forza dello verità.
Il “mite” è forte anche per la parola di verità. D’altra parte vediamo che tutti i violenti di questo mondo vogliono giustificare il loro operato pretendendo di essere nella verità. Da qui l’importanza del ruolo dei mezzi di comunicazione e il sostegno che i violenti cercano in essi.
Nell’Apocalisse, nella descrizione della battaglia fra le potenze del male e quelle del bene, l’arma usata dal Cristo, Re dei re e Signore dei signori, parola di Dio, è la parola di verità che esce dalla sua bocca: “Tutti furono uccisi dalla spada che usciva dalla bocca del Cavaliere” (Ap 19,21).
Per questo, nel Nuovo Testamento, passiamo dalla lotta con le armi materiali di distruzione al combattimento spirituale. Le nostre armi sono “le armi della luce” (Rm 13,12), ossia le buone azioni e la parola di verità. In questo senso, S. Paolo dice: “Attingete forza dal Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio… La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne… Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia… Prendete la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio” (cfr. Ef 6,10-17).
Fonte: Amici Domenicani, Padre Angelo Bellon
https://www.amicidomenicani.it/come-va-interpretato-l-antico-testamento-in-riferimento-a-narrazioni-di-violenza-e-di-sterminio/
Ulteriore approfondimento: Violenza nel capitolo 31 del libro dei Numeri.
Per chi va di fretta:
La situazione in cui Mosè diede quell’ordine (leggere nel libro dei Numeri, cap. 31 versetto 17-18) era una situazione di guerra contro un popolo che li aveva oppressi e decimati, questo popolo si chiamavano i “madianiti”, molto più forti e se come son bastasse appoggiati dai siriani. A quel tempo non c’erano organizzazioni internazionali a regolare i rapporti tra i popoli, i nemici che ti attaccavano ti uccidevano se non riuscivi a difenderti e ad ucciderli tu, quindi niente di strano se tutti i maschi dovevano morire perché anche i giovani erano potenziali futuri guerrieri cosi come le donne madianite in quella occasione si sono dimostrate pericolose strateghe mentre uccidere le giovani ragazze sarebbe stato un crimine inutile.
Molte cose scritte nell’Antico Testamento vengono oggi usate dai detrattori della bibbia come spunto per metterla in discussione anche se sanno bene che ordini cruenti e regole marziali erano riferite ai tempi in cui sono state emanate e con il passare del tempo Dio ha dato nuove regole spiegando al suo popolo e all’umanità intera il perché di questi cambiamenti, comandi dati in funzione e in proporzione alla crescita progressiva e graduale dell’umanità e la maturazione progressiva e graduale della stessa che cambiava di secolo in secolo.
I primi cinque libri della Bibbia raccontano le conquiste di Canaan. Tra queste, quella che attira maggiormente l’attenzione dei critici è descritta in Numeri 31. Qui Dio sembra non aver motivato il massacro di donne e bambini innocenti. Alcuni sostengono che le giovani donne menzionate in questo passo siano state risparmiate solo per essere violentate dagli Israeliti. Tuttavia, queste affermazioni non trovano fondamento se si considera il contesto della vicenda.
La sessione più ampiamente messa in discussione si trova in Numeri 31 ai versetti 17-18, dove si dice:
Numeri 31 ai versetti
«Ora dunque uccidete ogni maschio tra i bambini, e uccidete ogni
donna che ha avuto rapporti sessuali con un uomo; ma tutte le
fanciulle che non hanno avuto rapporti sessuali con uomini,
lasciatele in vita per voi»
17-18
Per comprendere il passo di Numeri capitolo 31, è importante considerare Numeri capitolo 25. Questo racconta come i Madianiti, attraverso le donne, hanno distolto gli Israeliti dal culto del Signore, causando la Sua ira e una piaga. La piaga cessò solo quando
Fineas, nipote di Aronne, uccise un Israelita e la sua compagna Madianita (Numeri 25:6-9). Questi rapporti con le donne Madianite erano in violazione dei comandamenti del Signore come descritti in Deuteronomio 7:3-4:
Deuteronomio 7:3-4
«Non t’imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e
non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché distoglierebbero
da Me i tuoi figli che servirebbero elohim stranieri e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi. Egli vi distruggerebbe
velocemente»
A seguito di questi eventi, il Signore istruì gli Israeliti a:
«[…] trattare i Madianiti come nemici e di uccideteli, poiché essi
vi hanno trattati da nemici con gli inganni mediante i quali vi
hanno sedotti nell’affare di Peor e in quello di Cozbi, figlia di un
principe di Madian, loro sorella, che fu uccisa il giorno del
flagello causato dall’affare di Peor»
Obiezioni dei critici
Numeri capitolo 31 descrive come l’esercito Israelita, nonostante l’ordine del Signore in Numeri capitolo 25 di distruggere Madian e prevenire l’apostasia, ha preso delle donne
come prigioniere. Questo solleva domande su perché non si risparmiassero i giovani maschi e su come il Signore possa aver ordinato un massacro così crudele.
Alcuni critici, come Thomas Paine, hanno visto questi eventi come prove della mancanza di moralità e di origine divina delle Sacre Scritture. Paine ha addirittura accusato
la Bibbia di essere responsabile di ogni ingiustizia morale mai commessa, affermando:
Da dove è nato [il desiderio] dell’assassinio orribile delle nazioni
intere di uomini, donne e bambini della quale la Bibbia ne è piena?
Le persecuzioni sanguinose, le torture fino alla morte, le guerre
religiose, che da allora hanno gettato l’Europa nel sangue e
cenere? E da dove è venuta fuori questa cosa empia chiamata
“religione rivelata” e la mostruosa convinzione che Dio abbia
parlato all’uomo?
Affermare che Dio della Bibbia abbia ordinato a Israele di distruggere i Cananei per crudeltà e divertimento è un’interpretazione errata. Gli abitanti di Canaan sono stati distrutti a causa della loro malvagità e corruzione (Deuteronomio 9:4; 18:9-14). Il Signore ha dato loro molte opportunità per pentirsi, come dimostrato dai libri profetici (ad esempio, Ninive). Condannare l’ordine del Signore per la morte di bambini innocenti è privo di fondamento quando si considera che questi ultimi sono stati risparmiati da un destino peggiore come essere cresciuti come schiavi sotto il dominio del peccato (Isaia 57:1). Invece di soffrire una vita piena di immoralità e malvagità, questi innocenti sono stati introdotti presto nella beatitudine del Paradiso. Se questi bambini maschi innocenti avessero potuto crescere e maturare, molto
probabilmente avrebbero seguito le vie pagane dei loro padri e alla fine avrebbero preso vendetta contro gli Israeliti.
Morire in giovane età non solo li ha protetti dai peccati dei loro antenati, ma ha anche evitato ulteriori combattimenti e spargimenti di sangue da parte di Israele in futuro. (che non c’entra niente con lo Stato di Israle post-1948)
L’uomo non può incolpare Dio per le conseguenze del peccato, poiché è l’uomo stesso che si è accumulato le colpe (Lettera di San Paolo ai Romani 3:23; 5:12). Un genitore che avverte un figlio delle conseguenze della disobbedienza e minaccia una punizione
adeguata, agisce come un genitore responsabile e fedele alla sua parola. Questo genitore viene considerato severo ma amorevole.
Tuttavia, i critici vedono Dio come un orco per seguire questa stessa linea di condotta. Come se un genitore abbia il permesso di punire il proprio figlio, che è la propria creatura, mentre a Dio non sarebbe lecito farlo con le Sue creature. La discrepanza non è con l’Onnipotente, ma con i critici insensati.