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Letture Santa Messa | Festivo Letture Sante Messe Domenicali

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Dal libro del Siràcide (35, 15-17.20-22)

Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo 33

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

(4, 6-8.16-18)

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Dal Vangelo secondo San Luca (18, 9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore
. Lode a te, o Cristo.


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Letture Santa Messa | Feriale

29° Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Sabato

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4, 7-16)

Fratelli, a ciascuno di noi, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto:
«Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini».
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo 121

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore.

Secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.


Dal Vangelo secondo San Luca (13, 1-9)

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.


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Catechismo della Chiesa Cattolica

Catechismo della Chiesa Cattolica – Purgatorio

III. La purificazione finale o purgatorio

1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

1031 La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze 621 e di Trento. 622 La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, 623 parla di un fuoco purificatore:

« Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c’è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro ». 624

1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: « Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato » (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, 625 affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti:

« Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, 626 perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? […] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere ». 627

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Approfondimenti

Come va letto l’Antico Testamento? Perchè Dio permette la violenza?

1.Noi siamo abituati a leggere il vangelo e gli altri scritti del Nuovo Testamento, dove il modo di esprimersi e anche gli stessi contenuti hanno notevoli differenze con larghi passi dell’Antico Testamento.
Il criterio generale di interpretazione è il seguente: Dio si è rivelato servendosi degli uomini, della cultura, dei modi di concepire la santità e di Dio e la giustizia tra gli uomini secondo i costumi del tempo.
Scrive Gianfranco Ravasi: “È stato spiegato a più riprese dagli studiosi che questi limiti dell’Antico Testamento sono legati a un dato fondamentale della Bibbia. Essa non è una collezione di tesi teologiche e morali perfette e atemporali, come sono i teoremi in geometria, bensì è la storia di una manifestazione di Dio all’interno delle vicende umane. È dunque un percorso lento di illuminazione dell’umanità perché esca dalle caverne dell’odio, dell’impurità, della falsità e s’incammini verso l’amore, la coscienza limpida e la verità. Sant’ Agostino definiva appunto la Bibbia come il libro della pazienza di Dio che vuole condurre gli uomini e le donne verso un orizzonte più alto” (I Comandamenti, p. 100).

2. Ma per farvi capire tutto questo, mi servo di alcuni stralci (nn. 37-43) di una lettera di Michel Sabbah patriarca di Gerusalemme datata 1.11.1993 e intitolata Leggere e Vivere la Bibbia oggi nel paese della Bibbia.

La violenza nella Bibbia

37. Esempi di violenza nell’Antico Testamento.

Più di una volta, nell’Antico Testamento, si attribuisce la violenza a Dio per affermare la sua santità. Essa si manifesta soprattutto in due casi: come punizione per determinate violazioni della Legge e nel caso dell’anatema applicato ai popoli vinti.
Nel primo caso, il colpevole di idolatria è lapidato (cfr. Dt 17,2-5). Chi profana il sabato è condannato a morte (cfr. Es 31,14). La stessa cosa vale per lo straniero che entra nel santuario del Tempio (cfr. Nm 3,38).
Il libro dei Numeri racconta che la terra si aprì e inghiottì quelli che si erano rivoltati contro Mosè (cfr. Nm 16,30). Nel Primo libro dei Re (cfr. 1 Re 18,40), il profeta Elia, sul monte Carmelo, fa massacrare, in nome di Dio, i sacerdoti di Baal.
In riferimento al secondo caso, durante la conquista di Gerico, di Ai e di altre città, in nome di Dio viene pronunciata la legge dell’anatema. Tutti coloro che non credevano in Dio dovevano essere uccisi. “Votarono poi allo sterminio, passando a fu di spada, ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l’asino” (Gs 6,21).
Nei salmi così detti “imprecatori”, osserviamo Dio “combattere” con il popolo e sostenerlo nella lotta contro gli altri popoli. Osserviamo pure che la preghiera diventa talvolta imprecazione e domanda di vendetta: “Pochi siano i suoi giorni e il suo posto l’occupi un altro. I suoi figli rimangano orfani e vedova sua moglie” (Sal 109,8-9). “Siano confusi e volgano le spalle quanti odiano Sion” (Sal 129,5).“Spezza il braccio dell’empio e del malvagio” (Sal 10,35).

38. Condanna e correzione della violenza nell’Antico Testamento.

Accanto a questi fatti, troviamo anche, nell’Antico Testamento, testi che condannano e correggono la violenza.
Dio rimprovera il re Davide e lo respinge perché ha versato troppo sangue e non gli permette di costruirgli un tempio (cfr. 1 Cr 22,8). Il libro dei Proverbi ordina di evitare i cattivi che “mangiano il pane dell’empietà e bevono il vino della violenza” (Pr 4,17). Condanna il ricorso alla violenza: “La violenza degli empi li travolge, perché rifiutano di praticare la giustizia” (Pr 21,7). E nel Salmo 62, si dice: “Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina” (Sal 62,11).
I profeti condannano con veemenza gli atti di violenza di cui Israele si è reso colpevole: “Non c’è sincerità, né amore del prossimo, né conoscenza di Dio nel paese. Si giura, si mentisce, si uccide, si ruba, si commette adulterio, si fa strage e si versa sangue su sangue” (Os 4,1-2).
Il Deuteronomio ordina di rispettare i diritti degli stranieri e dei poveri. Questi precetti sono ripresi dai profeti. “Maledetto chi sposta i confini del suo prossimo… Maledetto chi lede il diritto del forestiero, dell’orfano, della vedova…” (Dt 27 17-19 cfr. anche Dt 24,17; Ez 22,7; Ger 22,3).
L’Esodo insiste su una stessa legge per il cittadino e per lo straniero: “Vi sarà una sola legge per il nativo e per il forestiero, che è domiciliato in mezzo a voi” (Es 12,49). E quanto ai diritti di ogni uomo in generale, Geremia dice: “Quando schiacciano sotto i loro piedi tutti i prigionieri del paese, quando falsano i diritti di un uomo in presenza dell’Altissimo, quando fan torto a un altro in una causa, forse non vede il Signore tutto ciò?” (Lam 3,34-36).
La forza materiale è inutile, dice il Primo libro di Samuele, e Isaia parla di un’altra fonte di forza: “Certo non prevarrà l’uomo malgrado la sua forza” (1 Sam 2,9), ma “nell’abbandono confidente sta la vostra forza” (Is 30,15).
Il “Servo sofferente” infine, in Isaia, è un’introduzione al Nuovo Testamento e prefigura Cristo che ha sofferto per la salvezza dell’umanità. Egli è il “Giusto” che “non ha commesso violenza” che “è stato schiacciato per le nostre iniquità” e che “ha consegnato se stesso in espiazione” (Is 53).

39. Come comprendere questi fatti?

Prima di cercare una risposta a queste domande, dobbiamo ricordare che, qui, ci troviamo di fronte a verità profonde e complesse. Quindi, non possiamo fare affermazioni precipitose e superficiali. Ci troviamo di fronte alla parola di Dio, di cui s. Paolo dice: “Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?” (Rm 11,33-34).
In secondo luogo il carattere progressivo della rivelazione e il suo compimento nel Nuovo Testamento ci aiuteranno a comprendere questi fatti.
Abbiamo già detto che la rivelazione è progressiva (n. 13). Dio prende in considerazione la capacità di comprendere delle persone che egli ha scelto nonostante la loro ignoranza e la loro incapacità. Rivela loro la propria parola in proporzione alle capacità e, nonostante i limiti e le carenze, affida loro la missione di annunciare il suo messaggio a ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo. Per questo, noi diciamo che Dio si è comportato, nella sacra Scrittura e nella rivelazione, come un buon pedagogo dei popoli. Parla ai popoli in modo progressivo, attraverso il ministero dei profeti e degli autori sacri, ogni volta secondo quanto possono comprendere.
Per poter dunque spiegare questi fatti bisogna conoscere la lingua, la letteratura, la cultura e i costumi attraverso i quali questi autori ci hanno trasmesso la rivelazione. Bisogna poi distinguere fra il messaggio rivelato e i costumi dell’epoca, che a noi sembrano spesso contrastanti con il messaggio, e che sono nello stesso tempo lo strumento letterario che veicola questo messaggio.
Bisogna anche considerare che la sacra Scrittura è un libro solo. Se vogliamo comprenderne una parte, qualunque essa sia, o un fatto che ivi è riferito, bisogna collegare questa parte o questo fatto a una visione complessiva della Scrittura, in tutte le sue tappe, dal primo libro dell’Antico Testamento, fino all’ultimo libro del Nuovo.
E soltanto in questa unità profonda della Bibbia, nella sua progressione e nel discernimento della verità, tramandata per mezzo degli elementi culturali d’un tempo, che possiamo dare risposta agli interrogativi posti.

40. La violenza e la santità di Dio.

Secondo la mentalità dell’epoca nella quale scrissero gli agiografi, il ricorso alla violenza è in relazione, anzitutto, con la concezione della santità di Dio, e in secondo luogo con la concezione della giustizia e il modo di mantenerla tra gli uomini.
Ogni trasgressione contro la santità di Dio o contro un comandamento della sua Legge era passibile di una punizione fisica che poteva arrivare fino alla morte. Questo spiega gli esempi citati prima. Nel caso delle città conquistate, la legge dell’anatema manifestava l’obbligo di estirpare l’idolatria e di affermare la santità di Dio e la sua unicità.

41. Violenza e giustizia.

In questo ambito, troviamo l’uso della vendetta come un primo passo per far regnare la giustizia tra le persone e tra i popoli. Essa consisteva nel rispondere al male con un male maggiore. Nel libro della Genesi, a proposito di Caino, leggiamo: “Chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte” (Gen 4,15). E nel versetto 24: “Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette”.
In un secondo momento, la legge del taglione, nonostante la sua durezza, costituisce un progresso rispetto alla sua prima tappa. Essa limita la legge della vendetta alla reciprocità; uno per uno, e non più sette o settantasette volte per uno: “Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede” (Dt 19,21).
Nel libro di Tobia, si nota un altro progresso nel modo di considerare i rapporti tra le persone: “Non fare a nessuno ciò che non piace a te” (Tb 4,15).
Il progresso più tangibile e rivoluzionario appare con il perfezionamento della rivelazione nel Nuovo Testamento. La regola d’oro ordina di dare agli altri il bene che si vorrebbe per se stessi, e non più soltanto di non fare loro il male: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12).
Questa rivoluzione è frutto della legge dell’amore che sostituisce quella del taglione (occhio per occhio e dente per dente), e che ci spinge fino all’amore per i nemici: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio… Avete inteso dire che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,38.43-44).

42. La violenza nel Nuovo Testamento.

Nel Nuovo Testamento abbiamo la rivelazione del comandamento dell’amore, che ha come oggetto ogni uomo, persino il nemico. La violenza non trova più posto: “Beati i miti perché possederanno la terra” (Mt 5,4), ma rimane posto per la legge e la forza spirituale.
Il credente “mite” è colui che è reso forte del suo amore, un amore che non rinuncia ad alcun diritto e non abbandona nessuno dei propri fratelli, un amore che fa ricorso alla legge per correggere ciò che è stato deviato (cfr. Mt 18,15-17). Il regno di Dio è il regno dei “forti”: “Il regno di Dio soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12).
Nel mistero della redenzione si manifestano la forza e l’efficacia della dolcezza e dell’amore. La morte stessa è vinta dalla risurrezione di Cristo glorificato dopo la sua morte, “il quale ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità” (2 Tm 1,10). La violenza è vinta anche dal perdono di Gesù ai suoi carnefici. Con la potenza di questo perdono, egli la trasforma in redenzione. Subendola per amore dei suoi avversari, egli mostra che essa è in sé una menzogna, facendo appello così ai suoi avversari affinché si liberino della loro menzogna e si impegnino sulla via della verità. La croce, che è manifestazione di violenza, diventa così il mezzo più profondo e più definitivo di riconciliazione degli uomini tra loro e con Dio.

43. La forza dello verità.

Il “mite” è forte anche per la parola di verità. D’altra parte vediamo che tutti i violenti di questo mondo vogliono giustificare il loro operato pretendendo di essere nella verità. Da qui l’importanza del ruolo dei mezzi di comunicazione e il sostegno che i violenti cercano in essi.
Nell’Apocalisse, nella descrizione della battaglia fra le potenze del male e quelle del bene, l’arma usata dal Cristo, Re dei re e Signore dei signori, parola di Dio, è la parola di verità che esce dalla sua bocca: “Tutti furono uccisi dalla spada che usciva dalla bocca del Cavaliere” (Ap 19,21).
Per questo, nel Nuovo Testamento, passiamo dalla lotta con le armi materiali di distruzione al combattimento spirituale. Le nostre armi sono “le armi della luce” (Rm 13,12), ossia le buone azioni e la parola di verità. In questo senso, S. Paolo dice: “Attingete forza dal Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio… La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne… Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia… Prendete la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio” (cfr. Ef 6,10-17).

Fonte: Amici Domenicani, Padre Angelo Bellon

https://www.amicidomenicani.it/come-va-interpretato-l-antico-testamento-in-riferimento-a-narrazioni-di-violenza-e-di-sterminio/

Ulteriore approfondimento: Violenza nel capitolo 31 del libro dei Numeri.

Per chi va di fretta:

I primi cinque libri della Bibbia raccontano le conquiste di Canaan. Tra queste, quella che attira maggiormente l’attenzione dei critici è descritta in Numeri 31. Qui Dio sembra non aver motivato il massacro di donne e bambini innocenti. Alcuni sostengono che le giovani donne menzionate in questo passo siano state risparmiate solo per essere violentate dagli Israeliti. Tuttavia, queste affermazioni non trovano fondamento se si considera il contesto della vicenda.
La sessione più ampiamente messa in discussione si trova in Numeri 31 ai versetti 17-18, dove si dice:


«Ora dunque uccidete ogni maschio tra i bambini, e uccidete ogni
donna che ha avuto rapporti sessuali con un uomo; ma tutte le
fanciulle che non hanno avuto rapporti sessuali con uomini,
lasciatele in vita per voi»

Numeri 31 ai versetti
17-18

Per comprendere il passo di Numeri capitolo 31, è importante considerare Numeri capitolo 25. Questo racconta come i Madianiti, attraverso le donne, hanno distolto gli Israeliti dal culto del Signore, causando la Sua ira e una piaga. La piaga cessò solo quando
Fineas, nipote di Aronne, uccise un Israelita e la sua compagna Madianita (Numeri 25:6-9). Questi rapporti con le donne Madianite erano in violazione dei comandamenti del Signore come descritti in Deuteronomio 7:3-4:


«Non t’imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e
non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché distoglierebbero
da Me i tuoi figli che servirebbero elohim stranieri e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi. Egli vi distruggerebbe
velocemente»

Deuteronomio 7:3-4


A seguito di questi eventi, il Signore istruì gli Israeliti a:

«[…] trattare i Madianiti come nemici e di uccideteli, poiché essi
vi hanno trattati da nemici con gli inganni mediante i quali vi
hanno sedotti nell’affare di Peor e in quello di Cozbi, figlia di un
principe di Madian, loro sorella, che fu uccisa il giorno del
flagello causato dall’affare di Peor»

Obiezioni dei critici
Numeri capitolo 31 descrive come l’esercito Israelita, nonostante l’ordine del Signore in Numeri capitolo 25 di distruggere Madian e prevenire l’apostasia, ha preso delle donne
come prigioniere. Questo solleva domande su perché non si risparmiassero i giovani maschi e su come il Signore possa aver ordinato un massacro così crudele.
Alcuni critici, come Thomas Paine, hanno visto questi eventi come prove della mancanza di moralità e di origine divina delle Sacre Scritture. Paine ha addirittura accusato
la Bibbia di essere responsabile di ogni ingiustizia morale mai commessa, affermando:

Da dove è nato [il desiderio] dell’assassinio orribile delle nazioni
intere di uomini, donne e bambini della quale la Bibbia ne è piena?
Le persecuzioni sanguinose, le torture fino alla morte, le guerre
religiose, che da allora hanno gettato l’Europa nel sangue e
cenere? E da dove è venuta fuori questa cosa empia chiamata
“religione rivelata” e la mostruosa convinzione che Dio abbia
parlato all’uomo?

Affermare che Dio della Bibbia abbia ordinato a Israele di distruggere i Cananei per crudeltà e divertimento è un’interpretazione errata. Gli abitanti di Canaan sono stati distrutti a causa della loro malvagità e corruzione (Deuteronomio 9:4; 18:9-14). Il Signore ha dato loro molte opportunità per pentirsi, come dimostrato dai libri profetici (ad esempio, Ninive). Condannare l’ordine del Signore per la morte di bambini innocenti è privo di fondamento quando si considera che questi ultimi sono stati risparmiati da un destino peggiore come essere cresciuti come schiavi sotto il dominio del peccato (Isaia 57:1). Invece di soffrire una vita piena di immoralità e malvagità, questi innocenti sono stati introdotti presto nella beatitudine del Paradiso. Se questi bambini maschi innocenti avessero potuto crescere e maturare, molto
probabilmente avrebbero seguito le vie pagane dei loro padri e alla fine avrebbero preso vendetta contro gli Israeliti.
Morire in giovane età non solo li ha protetti dai peccati dei loro antenati, ma ha anche evitato ulteriori combattimenti e spargimenti di sangue da parte di Israele in futuro. (che non c’entra niente con lo Stato di Israle post-1948)
L’uomo non può incolpare Dio per le conseguenze del peccato, poiché è l’uomo stesso che si è accumulato le colpe (Lettera di San Paolo ai Romani 3:23; 5:12). Un genitore che avverte un figlio delle conseguenze della disobbedienza e minaccia una punizione
adeguata, agisce come un genitore responsabile e fedele alla sua parola. Questo genitore viene considerato severo ma amorevole.

Tuttavia, i critici vedono Dio come un orco per seguire questa stessa linea di condotta. Come se un genitore abbia il permesso di punire il proprio figlio, che è la propria creatura, mentre a Dio non sarebbe lecito farlo con le Sue creature. La discrepanza non è con l’Onnipotente, ma con i critici insensati.

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Letture Santa Messa | Feriale

29° Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Venerdì

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4, 1-6)

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo 23

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.


Dal Vangelo secondo San Luca (12, 54-59)

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.


Approfondimento:

La Chiesa Cattolica afferma nel Catechismo che il Purgatorio è una purificazione finale che devono attraversare tutti coloro che muoiono in grazia e in amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, anche se certi della loro eterna salvezza.

Tuttavia, questa realtà è poco conosciuta:

La sua esistenza è menzionata nella Sacre Scritture

In diversi passaggio della Bibbia si trovano riferimenti al purgatorio.

Nei Vangelisecondo San Luca 12, 54-59
secondo San Matteo 12, 32
Nuovo Testamento1° lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi 3, 15
Antico TestamentoNel 2° libro dei Maccabei 12, 39-46

Catechismo della Chiesa Cattolica – Purgatorio

III. La purificazione finale o purgatorio

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Letture Santa Messa | Feriale

29° Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Giovedì


Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,14-21)

Fratelli, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito.
Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo 33

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.


Dal Vangelo secondo San Luca (12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.


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Homo simul iustus et peccator

Il Peccato e la Grazia

Pur vivendo in grazia, e cioè nella santità, siamo ugualmente soggetti al peccato ed in esso tutti cadiamo ogni giorno almeno venialmente e diverse volte, come insegna il Concilio di Trento.
Solo la Beata Vergine Maria non è mai stata sfiorata dal peccato.
Per Lutero invece la grazia è una attribuzione esterna (come l’insufficienza di prove data in un tribunale per un delinquente), non trasforma interiormente l’uomo, il quale rimane sempre intrinsecamente corrotto e, in tutto quello che fa, pecca mortalmente.

Quando Lutero dice che l’uomo è “simultaneamente giusto e peccatore” non mette insieme la grazia santificante e le incongruenze del vivere quotidiano (i peccati veniali). Per Lutero l’uomo è “giusto” solo per una dichiarazione esterna, mentre di suo è intrinsecamente corrotto.
Per i cattolici questa espressione significa che la grazia santificante non esime dalle venialità quotidiane.

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29° Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Mercoledì

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,2-12)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza.
A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo (Dal libro del profeta Isaia) 12

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza.

Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.


Dal Vangelo secondo San Luca (12,39-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.


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29° Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Martedì


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed è partito per Tessalònica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me.
Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tìchico a Èfeso. Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene.
Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. Anche tu guàrdati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo 144

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.


Dal Vangelo secondo San Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.


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29° Settimana del Tempo Ordinario (Anno C) – Lunedì

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri.
Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

Parola di Dio. Rendiamo Grazie a Dio.


Salmo 99

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome.

Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.


Dal Vangelo secondo San Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.